Sul futuro del turismo ci sono sempre tante incognite ma c’è chi si salverà ed emergerà, premiato dall’entusiasmo, dalla passione, dalle spalle un po’ larghe e dal coraggio imprenditoriale.

Sembra sempre tutto da rifare, mentre parli con una proprietà ti trovi un emerito sconosciuto che rappresenta un gruppo anonimo, un network nuovo, un Amministratore delegato o una testa di legno! Oggi purtroppo si parla solo di Aziende in vendita o vendute, di accorpamenti tra Network, di finanziamenti bancari in soccorso al deficit aziendale di qualche big, di Fondi di investimento che non appena si rendono conto della scarsa redditività reale della nostra attività si ritirano subito in buon ordine.

Si parla anche tanto delle nostalgie espresse da Nardo Filippetti, da Guglielmo Isoardi, da Bruno Colombo, da Mario Roci e di tanti altri che hanno mollato. Questi però. Alla fine però, almeno hanno salvato il loro deretano, chi per un motivo chi per un altro, e non capisco il motivo della loro nostalgia.

Perché non si parla mai di chi non ha mollato e dei veri Capitani di impresa del turismo organizzato e delle new entry nel mondo del tour operating? Questi hanno il coraggio di continuare a testa alta con entusiasmo malgrado le incognite del mercato, affrontando ogni rischio di impresa, ogni momento difficile e tutto quello che si presenta in un mestiere particolare come questo che facciamo noi che ci abbiamo creduto, ci crediamo e continueremo a crederci senza fare passi più grandi delle nostre gambe, così come ha fatto chi ha dovuto mollare in un modo o nell’altro.

Parlando di imprenditori che non mollano, voglio dire di imprenditori attivi come Frederic Naar, Davide Catania, Carlo Pompili, Corinne Clementi, Danilo Curzi, Andrea Mele, Luigi Polito, i fratelli Pagliara, Mario Aprea, Marco Peci e fra questi si colloca a pieno titolo anche il sottoscritto.

È vero pure che siamo rimasti in pochi e sicuramente l’elenco dei sopravvissuti è più breve degli altri, diciamo comunque che i sopravvissuti sono proporzionati al numero delle agenzie di viaggio rimaste attive dopo la chiusura più o meno recente di circa 4.000 agenzie.

Certamente si lavora meglio oggi di quando eravamo 200 e più tour operator e 12.000 agenzie di viaggio. Oggi però o hai le spalle larghe o non resisti facilmente tra imposizioni delle leggi comunitarie, fideiussioni IATA, costo del lavoro, tassazione fiscale.

Insisto comunque nel ripetere che questa nostra attività in Italia resiste solo se è a carattere padronale e cioè fondata e condotta da un titolare umano, da colui che ha inventato il marchio, la programmazione, gli obiettivi di fatturato, che si è scelto lo staff…

È un’attività artigianale e come tale non può esistere la piramide aziendale che prevede personaggi con deleghe e contro deleghe magari di durata temporale o provenienti da aziende non del settore e non tecnici nel vero senso della parola.

Non a caso i nominativi dei colleghi prima citati hanno tutti fondato le proprie aziende e ne sono amministratori unici che seguono i propri istinti professionali con sicurezza ed a testa alta. Sono solo loro che promettono un futuro migliore perché competenti in materia, non hanno velleità di carriera ma solo voglia concreta di far crescere la propria azienda offrendo i propri servizi ad un mercato sempre più esigente, comunicando con il trade con i sistemi tradizionali, quelli di partecipazione alle fiere di settore, investendo in pubblicità, organizzando gli educational e facendosi conoscere dal proprio mercato mettendoci la faccia sempre ed in ogni modo.

Angioletto de Negri