“Finalmente si torna in Arabia Saudita”, afferma con gioia Maurizio Levi, fondatore dell’omonimo tour operator.

Levi nel 2002 fu pioniere del turismo italiano in Arabia Saudita, e ora che il Paese dimostra apertura concedendo visti turistici, l’operatore milanese torna a proporre viaggi alla scoperta di sconosciuti tesori nel deserto. Un paese ancora misterioso, vastissimo e frequentato sin dai tempi dei Nabatei dalle carovane sulla Via dell’Incenso.

La zona archeologica di Mada’in Saleh. Difficile descrivere la bellezza e l’unicità di quest’area semisconosciuta, visitata da poche persone, ma così ricca di interesse archeologico. Mada’in Saleh (la città del profeta Saleh) è il nome attuale dell’antica Hegra, città nabatea. Hegra e Petra, in Giordania, erano i due più importanti centri sulla rotta dell’incenso, la via carovaniera che proveniva dal regno della regina di Saba (l’attuale Yemen) e attraverso tutta la penisola arabica consentiva il trasporto delle merci, prodotte tra i monti del sud o importati dall’India, fino al Mediterraneo. I Nabatei erano degli straordinari scultori delle rocce e, come avvenne a Petra, a Hegra hanno scolpito oltre 100 enormi tombe su pareti rocciose e roccioni isolati nel deserto, la maggior parte delle quali decorate con ingressi maestosi: colonne, capitelli, architravi, aquile e altri simboli che risaltano in modo sorprendente sulla roccia giallo ocra di queste montagne. Gli interni purtroppo sono vuoti, depredati da secoli di razzie e oggi presentano solamente nicchie e loculi dove venivano posti i corpi dei morti.

La spettacolare Hisma Valley. Una vasta zona caratterizzata da imponenti e scenografiche formazioni rocciose color ocra, che emergono da sabbie colorate dal rosa al rosso. È la stessa formazione geologica, molto più vasta e grandiosa, di quella che si trova nel famoso deserto di wadi Rum in Giordania, distante poco più di un centinaio di chilometri. Ci si inoltra in questo bel paesaggio tra faraglioni di roccia, dune e torrioni attraversando vallate, alla ricerca degli angoli più suggestivi. Questo deserto è abitato, anche se ormai sono rimasti pochi insediamenti di “bedu”, i beduini originari della penisola arabica che mantengono ancora le loro tradizioni di vita ancestrale, utilizzando basse e semplici tende di lana di cammello, nera e marrone, tessuta in strisce unite poi tra loro. I beduini dell’Arabia Saudita sono molto riservati, ma a volte si incontrano famiglie molto ospitali che invitano il viaggiatore nella loro tenda a bere il “chai”, ovvero il tè, o il “gawa”, caffè aromatizzato con semi di cardamomo. Certamente non sono poveri come i nomadi del Sahara e generalmente dispongono di camionette fuoristrada posteggiate davanti alla tenda. Bisogna tenere presente che il benessere di questo paese è arrivato anche nelle aree desertiche.

Jeddah, porta della Mecca. Originariamente villaggio di pescatori fondato 2500 anni fa, venne trasformato da un califfo musulmano in un porto per i pellegrini che vi transitavano durante il pellegrinaggio (hajj) alla Mecca. Oggi, è crocevia per milioni di pellegrini che arrivano in aereo, o più tradizionalmente via mare, da ogni parte del mondo. Il centro storico della città è caratterizzato da mercati coperti e da numerose case tradizionali, in parte ancora costruite in corallo, con i caratteristici balconi in legno chiusi con le “musharabyya”, le grate che permettono di vedere all’esterno, ma di non di essere visti.