Il 90% dei viaggiatori americani ancora non avrebbe cancellato i propri programmi di viaggio a causa del virus. Lo scrive Skift, trade media Usa che sta rilevando gli effetti del coronavirus sulle intenzioni di consumo. Per il momento i viaggiatori seguono la situazione, ma tutto potrebbe cambiare di colpo se il contagio da Covid-19 dovesse espandersi negli Usa. (Nell’immagine qui sopra i Paesi in cui è stato rilevato il virus al 2 marzo, nella mappa globale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità)

Da un sondaggio lampo tra 400 consumatori adulti e connessi alla rete svolto tra il 27 e il 29 febbraio risulta che solo il 12% dei viaggiatori aveva cancellato una prenotazione a causa del coronavirus. Il che significa che l’altro 88%, ossia nove su 10 viaggiatori, ancora non lo ha fatto. Ma all’interno del volume di cancellazioni quasi la metà è per le mete internazionali, contro il 26% delle mete domestiche.

Anticipo e resilienza

Gli analisti di Skift spiegano questa resilienza con il fatto che il viaggiatore individuale americano prenota i voli con anticipo medio tra due e tre mesi, mentre per gli hotel la finestra di booking è più breve, intorno ai 26 giorni di anticipo (dato di Kalibri Labs) per Kalibri Labs. Dunque probabilmente

la gran parte dei viaggiatori individuali negli Usa sta considerando di partire a primavera e in estate, ma attende gli sviluppi della situazione sanitaria.
Inoltre solo il 10% dei viaggiatori americani si muove verso mete internazionali (dato del 2019) in testa i vicini Canada e Messico. Dunque la scarsità di contagi in Nord America spiegherebbe la pazienza, e la tendenza a non cancellare i voli, per ora.

46% le cancellazioni sull’internazionale, ferma l’Asia

Diversa la situazione per gli americani diretti verso mete internazionali: il 46% delle cancellazioni rilevate dal sondaggio di Skift sale al 76% quando il viaggio comprende sia mete nazionali che internazionali.
Gli analisti di Skift raccomandano di prendere con prudenza il sondaggio su un campione tanto esiguo, anche se la tendenza è rilevata identica dai colleghi di ForwardKeys, che annunciano un calo importante del booking internazionale: più colpita di tutto è la regione Asia-Pacifico.
Skift sottolinea che la situazione sta danneggiando più il booking prospect che quello confermato: completamente ferma l’Italia ma neppure l’Europa corre. Ma nel complesso tutto sembra confermare la paziente attesa dei viaggiatori americani, che vorrebbero veramente mantenere intatti i loro progetti di vacanza.

“La paura delle cose fa più danni delle cose stesse”

Skift riporta anche i dati di ARC, l’americana Airlines Reporting Corporation, quanto ai voli in Cina: i biglietti rimborsati sono stati nella terza settimana dell’anno circa il 45% in più che negli stessi giorni del 2019, i voli di linea in gennaio sono diminuiti del 50%(dato Cirium).
Insomma gli americani ancora non rinunciano a partire, dicono da Skift, anche se tutto potrebbe cambiare in un attimo. “E siamo orgogliosi della nostra gente paziente – afferma il redattore – perché dopo tutto la paura delle cose spesso può fare più danno delle cose stesse”.