Oltre cinquanta tavoli, un’ottantina di seller e una cinquantina di buyer tutti del mercato europeo: così a Roma l’intensa giornata di lavori del Viva Italian Marketplace, in assoluto il primo workshop dedicato al prodotto italianoda Etoa, l’attivissima associazione dei tour operator europei, organizzato in collaborazione con Enit al Crown Plaza sull’Aurelia Antica. Preceduto da un briefing sull’Italia moderato da Adriano Meloni con gli interventi di Francesco Palumbo di Toscana Promozione (entrambi insieme nella foto qui sopra) Maria Elena Rossi dell’Enit,  Mirta Valentini di Trentino Marketing.
Sostenibilità e mutamento climatico, digitale e overtourism i temi centrali nelle strategie degli enti locali, nelle diverse declinazioni di Toscana e Trentino, con strumenti avanzati di analisi, marketing, pianificazione e promozione.

Viva Italian Marketplace è stata anche l’occasione per incontrare Tom Jenkins, da oltre 20 anni mitico ceo di Etoa, e parlare con lui anzitutto cosa servirebbe agli operatori stranieri per vendere più Italia, e venderla meglio.
«L’Italia piace a tutti – ci ha detto – è fantastica. Avete splendidi hotel e ottimi servizi, gioielli d’arte superlativi, storia e cultura sorprendenti, il miglior cibo, l’abbigliamento più bello, gusti impeccabili. Ma l’Italia ora dovrebbe deregolare, imponete davvero troppe restrizioni al mercato. Vuoi sapere perché qualcuno di noi non vende abbastanza Italia? è perché è difficile far funzionare le cose, a diversi livelli”. Jenkins ci parla anche di overtourism, ma lo tratta come un falso problema, “che tutti vorrebbero dover affrontare”.

Cosa vuol dire deregolare, per esempio?

“Che se sei un operatore culturale hai il problema del monopolio delle guide. Non discuto la qualità delle guide italiane, ma è chiaro che non possono rispondere alle esigenze di tutti. Magari hai con te un esperto di arte fiorentina del ‘400, mentre la guida è una guida. In genere un operatore sa perfettamente cosa vuole offrire, non vendiamo la Cappella Sistina, vendiamo un’intuizione, un particolare sguardo e un’interpretazione delle cose, e questo diventa difficile se hai una guida locale di cui non sai nulla e che non sa nulla di te. Accade che alla guida locale venga chiesto di venire senza far nulla…per dire qual’è il problema.

C’è anche altro?

“Ad esempio capiamo perfettamente che certe tasse vadano raccolte localmente, ma dobbiamo saperlo, se cambiano dobbiamo essere informati con almeno 18 mesi di anticipo. Naturalmente i benefici che l’Italia ci offre superano massicciamente i problemi, ma se volete massimizzare questi benefici bisogna che cerchiate di risolverle i problemi, e sappiamo che voi italiani volete risolverli.

L’overtourism è un problema?

“Lo è perché la gente dice che lo è, basta volerlo risolvere,anche questo. L’overtourism è effetto di mancata gestione, forse per i vostri problemi di politica interna. Qualcuno deve pure aver autorizzato le grandi navi da crociera ad entrare a Venezia, e perché a Venezia si entra solo da Santa Lucia? servirebbero altri ingressi. E poi certe volte la folla è una bella cosa, per il Carnevale, per un concerto rock…la gente ama questa folla, la cerca. Ma ci sono molti momenti in cui Venezia non è affatto affollata, quale che sia la stagione. Se vuoi andare in San Marco senza trovare folla hai almeno 13 ore al giorno per farlo, e poi la folla di fatto si riversa su non più del 10% della superficie della città. L’overtourism è frutto di scarsa informazione, prima di tutto. Per non dire che ci sono mete che vorrebbero averlo questo problema dell’overtorusim, sarebbero tutti felici di doverlo affrontare, senza dubbio».

Brexit, cosa cambierà?

«Non è possibile dirlo, ci sono troppe implicazioni, troppe incognite e troppo complesse per prevedere come andranno le cose dalla fine del 2020. Dalla gestione all’estero del personale britannico delle nostre imprese alle norme assicurative. Si cambia, e si può farlo bene. Però no, non ho idea di come sarà possibile affrontare tutto, ma so che gli inglesi continueranno a venire in Italia, in un modo o nell’altro, come fanno da sempre.

E il coronavirus?

“Ha qualcosa che lo assimila al terrorismo: tutto dipende dal comportamento dei governi, che generalmente fanno tutto quel che possono, e quel che serve a dimostrare alla gente la loro attenzione. L’unica cosa certa è che il danno sarà serio per il mercato cinese, che inquesto momento lavora a metà del suo potenziale. Ma ne riesentiremo in molti, perché  se è vero che sono buyer abilissimi, capaci di spuntare sempre il migior prezzo, i loro viaggiatori si muovono molto in gruppo e sono top spender importanti per l’economia delle destinazioni europee”. Marina Firrao