Nell’era del web c’è ancora più bisogno di vedersi e parlarsi di persona. Così cresce l’industria globale delle fiere, e anche di più nei momenti di crisi, quando fare il punto insieme è indispensabile agli operatori. Perché sempre nelle emergenze ci sono opportunità”: ha spiegato anche questo Mary Larkin, presidente di UFI, l’associazione globale dell’industria fieristica, che ha tenuto a Roma il suo Global Ceo Summit, incontro a numero chiuso tra i 100 uomini e donne di vertice delle imprese di punta, strutture fieristiche e organizzatori, arrivati da 37 Paesi.
Insieme a Mary Larkin hanno parlato con i media Kay Hattendorf, ceo di Ufi, Pietro Piccinetti, amministratore e dg della Fiera di Roma, e Onorio Rebecchini, presidente del Convention Bureau di Roma e Lazio.
Neppure il coronavirus ferma le fiere: “Anzi negli Usa in questi giorni molti eventi sono affollati di marchi cinesi – ha detto Larkin – perché le aziende che ora non possono partecipare sono ricorse anche ai rivenditori locali pur di esserci. Il nostro settore è cresciuto anche nel 2019 più velocemente dell’economia globale. Le 62 sedi con oltre 100mila metri di superficie hanno fatturato il 29% in più, sono il segmento che va più forte”.

300 milioni di visitatori per 4,5 milioni di imprese

I numeri del 2018, gli ultimi completi e globali, la dicono tutta: nel mondo si tengono ogni anno 32mila fiere con 4,5 milioni di imprese espositrici che incontrano oltre 300 milioni di visitatori in circa 1.200 strutture, contando solo quelle con almeno 5mila metri quadrati di spazio espositivo. Un’industria che genera 3,2 milioni di posti di lavoro tra diretti e indiretti, con espositori e visitatori che spendono un totale di 116 miliardi di euro. L’Europa è la prima regione per le fiere, con 1,3 milioni di espositori l’anno scorso, 112 milioni di visitatori e spazi espositivi per quasi 16 milioni di metri quadrati in 499 sedi.

Quanto agli scambi in corso di evento le fiere sviluppano un business globale di oltre 275 miliardi di euro: in media 60mila per impresa che espone, e quasi 8mila euro per metro quadrato di esposizione venduto. Tutto questo piazza le fiere a quota 56 nella lista dei settori produttivi per il contributo al PIL globale, con 167 miliardi di euro. Usa, Cina e Germania, nell’ordine, sono i Paesi al top per numero di metri quadrati venduti.

In Italia tutti vogliono venire: Roma vale il 20% in più di adesioni

E in questa industria l’Italia e Roma hanno carte potenti da giocare: quando la meta è Roma – si è detto tra l’altro in conferenza – le adesioni agli eventi superano del 20% la media delle altre capitali. E Roma in particolare, non solo è accogliente e emozionante, ma migliora concretamente i risultati degli eventi…

L’Italia sta vivendo quasi un rinascimento nel mondo delle fiere – ha detto Kay Hattendorf – per il nostro summit abbiamo avuto subito un ottimo supporto dalle istituzioni”. Così il Global Ceo Summit di UFI ha portato a Roma 100 specialisti da tutto il mondo tra organizzatori e gestori di strutture, tutti su invito e a pagamento. Un ritorno di fatto, perché UFI, The Global Association of the Exhibition Industry, è nata proprio a Roma nel 1995, con il congresso fondativo. Attualmente rappresenta oltre 800 organizzazioni e imprese di 86 Paesi e ha il proprio marchio in un migliaio di fiere nel mondo.
Obiettivi dichiarati dei questo Ceo Summit sono scambio di informazione e know how e analisi delle tendenze, a partire da un’indagine svolta da Ufi tra 500 aziende che segnala l’ottimo stato di salute del settore.
In primo piano in questa edizione del Summit i temi legati a sostenibilità degli eventi e centralità del cliente espositore. «Noi lavoriamo per capire plus e criticità – ha detto Hattendorf – per migliorare capacità di accoglienza dei singoli Paesi nella collaborazione tra i nostri chapter con le associazioni locali».                                                    Marina Firrao