Dopo Venezia e Milano, Combo inaugura il proprio ostello a Torino. Ospitato in edifici storici abbandonati, nei quartieri più dinamici delle principali città italiane, ogni sede ospita la versatilità dell’intero progetto. Qualcuno presenta un libro, qualcun altro espone il suo progetto, altri bevono un caffè. C’è chi si ferma per un pranzo o un drink dopo una giornata di lavoro, chi lavora col suo laptop gustando uno spuntino. E intanto, al piano di sopra, si soggiorna in camere private e condivise, funzionali e dai prezzi accessibili. Tutto contemporaneamente.

La prima città ad ospitare Combo è stata Venezia, tra il ponte di Rialto e il mercato del pesce, nella sede dell’Ex Convento dei Crociferi, ricca e suggestiva nei suoi scorci, loggiati e cortili. Ha seguito Milano, all’interno di uno storico edificio di ringhiera sul Naviglio Grande con il suo popolo di artisti, giovani e cosmopoliti.

Ed ora Torino, a Porta Palazzo sede del mercato più grande d’Europa, cuore vivo di una città multiculturale e caleidoscopio di convivenze ed energie.

“Porta Palazzo è stata fonte d’ispirazione per l’intero progetto Combo con la sua genuinità, contaminazione e magia – commenta Michele Denegri, fondatore a anima dell’intero progetto – Sarà una casa sempre aperta a tutti coloro che vivono e vogliono scoprire il quartiere e il legame con la Piazza creerà la vera energia di Combo”.

Roberto Franchi, Amministratore Delegato di Combo, sottolinea che “l’apertura di Torino è una tappa importante perché completa la prima fase del progetto. Con Venezia, Milano e Torino iniziamo ad avere una presenza diffusa sul territorio ed abbiamo l’ambizione di diventare la prima catena di ostelli 100% italiana, con 5 nuove location nei prossimi 3 anni”.

Combo a Torino nasce nell’ex-caserma dei Vigili del Fuoco in Corso Regina Margherita 128 -unitamente all’edificio d’angolo- si affaccia sulle Porte Palatine e confina col più grande mercato all’aperto d’Europa. Il complesso, che risale al 1883, abbandonato da più di 20 anni, è stato riprogettato grazie al lavoro dell’architetto Ole Sondresen e dell’interior designer Helga Faletti con un intervento di recupero accurato e consapevole.