Come sarà l’estate 2020 appena partita? Lo racconta l’indagine “Le vacanze post-covid degli italiani”, realizzata da italiani.coop per Robintur Travel Group, che fotografa, per la quarta volta, i consumi turistici del Paese.

Il Covid tiene a casa oltre 10 milioni di italiani che avevano invece intenzione di partire. Dopo il trend di tre anni di crescita del numero degli italiani che prevedevano di andare in vacanza in estate, il 2020 segna la prima pesante battuta di arresto. Il Covid sottrae speranze agli italiani e solo il 70% prevede di concedersi una pausa nei prossimi mesi (era l’89% nel 2019 e sopra l’80 nei due anni precedenti e sarebbe stato l’87% quest’anno senza Covid).

Chi parte, pensa comunque a soggiorni più brevi rispetto al 2019 nel 39% dei casi, il 30% vorrebbe spendere circa il 20% in meno: il budget sarebbe stato oltre i 1.200 euro senza Covid, poco sopra i 1.000 con il Covid.  Solo il 24% già pensa di ricorrere al tax credit, il contributo previsto dal Governo per incentivare gli italiani a tornare a viaggiare.

Il Covid si fa sentire se si calcola che di quel 30% di mancati vacanzieri, il 17% ha rinunciato proprio a causa della pandemia (con donne e over 56 che scelgono di non andare in viaggio con più frequenza). In cima alle motivazioni il caos e l’incertezza del momento: le regole poco chiare scoraggiano il 78% dei rinunciatari, la paura di ammalarsi il 77%, la necessità di risparmiare in previsione di periodi difficili il 77% e le difficoltà economiche già insorte proprio per il lockdown il 70%.

Certo le mascherine e i disinfettanti sono il must have della valigia dei vacanzieri. Il 93% è convinto che userà disinfettanti, igienizzanti e protezioni per il viso in vacanza (l’84% pensa addirittura ai disinfettanti per superfici). Sei su 10 si dicono disposti ad installare e usare app di tracciamento dei contagi (Immuni è quella diffusa in Italia dal Ministero della Salute) e l’88% si dice d’accordo con l’obbligo di mascherine al chiuso, mentre oltre l’80% con gli ingressi scaglionati e l’obbligo di prenotazioni. Convince molto di meno invece il passaporto sanitario, con il quale si dicono d’accordo solo il 47% dei vacanzieri e anche i dispositivi per il viso obbligatori all’aperto vedono concordi solo il 50%.

Chi parte ha ridisegnato le proprie vacanze a seguito della pandemia, con il 77% che dichiara che il Covid lo ha spinto a modificare la propria destinazione. Il 47% dei vacanzieri sarebbe andato all’estero in questa estate 2020, ma a fronte delle restrizioni e della pandemia, il 91% di chi va in vacanza pensa che rimarrà in Italia, cosa che potrebbe portare nel Paese un numero lievemente maggiore di turisti italiani. Nel Paese sì, ma comunque spostandosi, già che il 71% afferma di volersi recare in un’altra regione. E se nel 2019 non cambiava meta quasi un italiano su 4, nel post-Covid il numero sale a 1 su 3.

E l’occasione di una estate tutta italiana fa riscoprire la montagna, soprattutto ai giovani: la scelgono il 25% dei 23-35enni in previsione nell’estate 2020, contro l’11% nel 2019. Il mare rimane la meta più gettonata (scelto dal 60% del totale dei vacanzieri del campione), ma la montagna e la natura passano dal 13% se non ci fosse stata la pandemia al 23% post-Covid. Una montagna peraltro senza genere e senza età, già che il trend è in crescita per tutti i vacanzieri. Tra le regioni più scelte il mare della Sicilia in cima alla classifica, il mare della Puglia e le montagne del Trentino Alto Adige.

Un’estate che inizia in ritardo a causa del lockdown e dell’incertezza che gli italiani percepiscono nel sistema turistico del Paese, con le prenotazioni che accennano una comparsa solo in queste settimane. A marzo 2019 aveva già prenotato il proprio soggiorno il 21% dei vacanzieri e il 37% lo avrebbe fatto a breve (quindi presumibilmente entro maggio). A giugno 2020 invece, ha prenotato ancora solo il 22% di chi andrà in vacanza e il 42% pensa di farlo a breve. A questo ritardo si sommano poi coloro che nell’incertezza si affideranno a prenotazioni (ormai obbligatorie) all’ultimo minuto: i vacanzieri da last minute erano il 12% nel 2019 e saranno il 19% nel 2020.

Cambiano anche i criteri di selezione della vacanza, si scelgono pacchetti in cui il rapporto qualità/prezzo è il migliore e più degli altri anni, si va in cerca di una soluzione che si adatti al meglio ai gusti di chi sta partendo (trend in crescita rispetto al 2019 dal 28% al 33%).

Proprio l’incertezza premia poi l’affidabilità e le competenze delle agenzie di viaggio: nel 2020 pensano di prenotare attraverso le agenzie il 31% dei vacanzieri, contro il 18% nel 2019. Un dato di fiducia crescente, confermato anche dall’osservatorio “sul campo” di Robintur Travel Group: oggi sono oltre 6.000 i consumatori che dal 1 giugno hanno incontrato o prenotato un appuntamento con gli agenti di viaggio Robintur, uno spaccato significativo di chi si rivolge a questo canale per pianificare le proprie vacanze.

Dopo un decollo lento delle prenotazioni, partite a inizio giugno, in questi giorni nella rete Robintur ci si sta avvicinando a coprire circa il 25% delle prenotazioni effettuate nella rete delle agenzie dirette nella stessa settimana dell’anno precedente, con una punta del 50% per l’Italia. La maggior parte delle richieste per l’estate alle porte riguarda nel 79% dei casi destinazioni in Italia: Sardegna, Sicilia, Puglia si confermano in cima ai desideri. Crescono però bene Toscana, Trentino, Calabria e costa Adriatica di Veneto, Romagna e Marche.

Una fetta del 14% dei vacanzieri desidera partire per l’estero, soprattutto Spagna, Grecia, Egitto e resto d’Europa; c’è anche un 7% che punta alle crociere, in particolare dall’autunno. Quando ci si sposterà? Nelle prime tre settimane di apertura delle agenzie, le partenze prenotate si sono concentrate su luglio e agosto, ma in terza posizione si trova già giugno. L’Italia è protagonista assoluta di chi viaggerà nei primi mesi dell’estate; in agosto, il ventaglio delle destinazioni prescelte si allarga al Mediterraneo e all’Europa. Sulla durata dei soggiorni al momento si registra un leggero incremento dei viaggi sotto i 6 giorni ma anche un incremento di chi punta alle 2 settimane, il 56% conferma la vacanza settimanale.  Le agenzie continuano inoltre a gestire richieste legate ai voucher e quindi a prenotazioni effettuate in precedenza.

La pandemia riporta le vacanze degli italiani indietro di 50 anni. Si va in vacanza con l’auto privata (il 55% del 2019 diviene il 71% del 2020) e ci si reca presso un appartamento qualsiasi (in crescita del 2%), che sia in affitto, di un amico o di proprietà. Un italiano su due pensa positivamente alla seconda casa per le vacanze, mentre il 3% in questo 2020 non andrà in alberghi o agriturismi, per i quali invece aveva optato nel 2019.

Il soggiorno deve essere più che altro “comodo” come negli scorsi anni (senza Covid  avrebbe scelto questa modalità il 63% mentre lo farà il 56%), ma nel post-Covid crescono più di tutti le vacanze “smart” (+4% rispetto a una estate senza Covid) con parenti e amici e quelle “a risparmio” (+3%). La pandemia (e la necessità di muoversi in auto) non hanno cancellato la voglia degli italiani di vacanze green, per le quali l’81% è disposto a spendere qualcosa di più. Mentre all’ambientalismo si affianca, causa Covid, la salute: l’84% dei vacanzieri è pronto a spendere di più per strutture sanificate. Ma il lockdown si fa sentire soprattutto sulle motivazioni che ci spingono alla vacanza.

Il relax è da sempre uno dei motori principali degli spostamenti (nel 2019 lo sceglievano il 49% dei vacanzieri e nel 2020 lo fanno il 56%), ma ciò che cresce di più è la voglia di stare in compagnia che passa dal 20% dello scorso anno al 44% del post-Covid. Dopo 80 giorni di chiusura, gli italiani hanno cambiato anche la classifica di ciò su cui vale la pena risparmiare pur di fare un viaggio: dal 2019 al 2020 calano del 12% coloro che vogliono risparmiare sui ristoranti, del 10% coloro che lo fanno sulla spesa e dell’8% i risparmiatori su abbigliamento e calzature. Crescono invece di 6 punti coloro che fanno economia sull’istruzione. Ma in vacanza ci si concede anche qualche sfizio in più e quindi tiene nonostante i timori, la presenza nei ristoranti, nel 2019 vi si recavano tutti i giorni (da una a più volte al giorno) il 61% dei vacanzieri che scendono al 44% nell’estate post-Covid.

“Se un italiano su sei dichiara che ha rinunciato alle vacanze per la pandemia, anche nel mezzo della peggiore crisi (sanitaria ed economica) dal dopoguerra ad oggi, le vacanze si confermano per la grande maggioranza degli italiani un bene insostituibile e di prima necessità. Indispensabile per il proprio benessere psico-fisico, le relazioni affettive e quelle sociali”, sottolinea Albino Russo, direttore generale di Ancc-Coop.

“Gli italiani – aggiunge Russo – vogliono regalarsi un momento di relax dopo i mesi grigi di lockdown e quelli caldi di un autunno che si attendono difficile. Faranno vacanze più brevi, più sobrie, ma 100% italiane, all’insegna della sicurezza e (quando possibile) della sostenibilità. Tornano di moda le seconde case e la montagna ma tengono (più del previsto) il mare, gli alberghi, i villaggi turistici. Dopo anni di faidate e acquisti on line, torna il bisogno di professionalità e affidabilità delle agenzie viaggio”.

Stefano Dall’Ara, presidente Robintur Travel Group, prosegue: “Per gli italiani è difficile muoversi tra i tanti cambiamenti imposti dal Covid: dai trasporti fino alle disposizioni nazionali e locali per fruire di strutture e servizi. I consumatori sono disorientati. In questa fase difficile, che si protrarrà per mesi, le competenze, il know how e le garanzie offerte da un Gruppo come Robintur saranno un punto di riferimento affinché possano riprendere a viaggiare in serenità. In questo 2020 di “nuova normalità”, in modo coerente anche con i valori di Coop vogliamo assicurare ai consumatori proposte convenienti, sicure e qualificate per le prossime vacanze. Inoltre, vogliamo supportare come distribuzione il tessuto delle imprese italiane del turismo sane con protocolli rigorosi, facendoci capofila e garanti delle soluzioni proposte, contribuendo alla ripartenza del settore”.

“Siamo ancora su volumi molto bassi, ma l’andamento delle prenotazioni di queste prime settimane di riapertura è un primo segnale incoraggiante – sottolinea Claudio Passuti, direttore generale di Robintur Travel Group – Una tendenza che fra l’altro conferma la validità della scelta del Gruppo di proporre soluzioni particolarmente sicure, facilmente raggiungibili e senza gli ulteriori aumenti dei prezzi temuti dai consumatori. Quest’anno il giro d’affari delle agenzie di viaggi potrebbe attestarsi sul 25-30% dell’anno precedente, ma siamo fiduciosi in una ulteriore ripresa sull’estate guidata dalle vacanze in Italia, nel Mediterraneo, nel Mar Rosso e in Europa. È auspicabile una ripresa del lungo raggio verso il fine anno, ma sarebbe un successo tornare a regime entro la primavera dell’anno prossimo”.