Per la serie: quando i politici se la vanno a cercare… è risultata quanto meno improvvida per agenti di viaggio e tour operator l’uscita a mezzo post social che il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha voluto concedersi ieri per invitare gli italiani a fare le vacanze in Italia, si suppone per motivi di sicurezza. Il consiglio è stato rispedito al mittente dal presidente di Fiavet Ivana Jelinic che in una dura  nota ha ricordato per l’ennesima volta al ministro il peso dell’economia che si genera nelle agenzie di viaggio e comunque del turismo in uscita, favorito da quelle che sono a tutti gli effetti imprese italiane che danno lavoro ad impiegati italiani e che pagano le tasse in Italia.

DI MAIO TRICOLORE
Cosa aveva scritto il responsabile della Farnesina evidentemente per scongiurare l’imbarco per l’estero di tanti turisti e la possibilità di un contagio fuori dal paese con tutti i problemi che ne potrebbero derivare?
“L’Italia è un Paese bellissimo, fatto di arte, cultura, luoghi meravigliosi – si legge sull’account Facebook del ministro – Da italiano, se dovessi scegliere una meta dove trascorrere le vacanze estive, non avrei dubbi: sarebbe sicuramente l’Italia. La stessa meta che stanno scegliendo anche tanti stranieri, che vengono sulla base delle indicazioni e delle raccomandazioni stabilite”. E poi: “Scegliamo l’Italia, compriamo italiano e sosteniamo i nostri artigiani, le nostre imprese, i nostri commercianti. Ogni regione del nostro Paese racchiude luoghi incantevoli, ricchi di storia, che tutto il mondo ci invidia”.

FURIA JELINIC
La risposta di Jelinic arriva in serata, una risposta netta, senza timori reverenziali- “Il nostro del Ministro degli Esteri si pronuncia contro le aziende italiane che “esportano turismo” – scrive il Presidente Fiavet –

Sono infatti imprese italiane anche quelle che mandano gli italiani all’estero. Imprese che pagano tasse e contributi in Italia e partecipano alla creazione del PIL. Ci sono molte agenzie di viaggi che non hanno nemmeno alzato la serranda perché il loro core business e costituito da viaggi di lungo raggio che non sono ancora ripartiti”.

Nella sua nota, Jelinic prova a spiegare a Di Maio che i fatturati più importanti del settore turistico sono generati, nell’ambito del tour operating e delle agenzie di viaggio, proprio in segmenti come i viaggi di nozze all’estero, i grandi tour internazionali.

“Queste aziende italiane – contesta la leader degli agenti di viaggio – non sono figlie di un Dio minore e non possono cambiare business come si cambia un abito. L’invito ai viaggi in Italia sbilancia fortemente il mercato, già inasprito dalla competizione che nasce nei momenti di difficoltà”.

D’altra parte, fa notare la Jelinic, “se anche gli altri Stati applicassero il medesimo principio non avremmo i tanto agognati turisti stranieri che rappresentano oltre il 52% delle presenze nel nostro Paese e generano ricchezza soprattutto nelle città d’arte, perché il turismo non è solo mare e montagna”. (adp)