Il ministro Centinaio all’assemblea Federturismo: “Basta armata Brancaleone, ora azienda Italia”

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Il ministro delle Politiche Agricole e del Turismo, Gian Marco Centinaio, ha partecipato all’assemblea pubblica straordinaria di Federturismo Confindustria dal tema ‘Il turismo internazionale e le prospettive per l’Italia’.

A chiusura degli interventi ascoltati, ha parlato del suo approccio al governo come azienda Italia, che vede negli altri paesi dei competitor: “Quando si parla di business è così, per cui sono necessari presupposti di programmazione, per cui è necessario strutturare l’azienda, e di promozione. Per la prima – ha specificato Centinaio – entro fine anno completeremo il passaggio che porta il turismo dal ministero dei Beni Culturali a quello dell’Agricoltura, poi c’è il rapporto con i soci dell’azienda, che sono le Regioni cui io fornisco l’indirizzo e faccio da coordinatore. Il rapporto è continuo, ho sentito più Lolli (Giovanni Lolli, coordinatore nazionale al Turismo per le Regioni, ndr) che la mia famiglia, nelle ultime settimane. Poi si entra nel merito: entro fine anno porteremo a casa il ragionamento sulle guide turistiche, con il progetto di far partire il tavolo di lavoro per una nuova legge sulle professioni turistiche, da attualizzare, e che riguarda appunto le guide, gli accompagnatori e le agenzie di viaggi che hanno bisogno di avere il ministro dalla propria parte. Parlo anche dell’outgoing, che porta gli italiani all’estero ma dà lavoro a tanti connazionali”.

Il ministro è tornato anche sulla formazione, “uno dei miei pallini”, informando che ha parlato con il ministro del Miur, Marco Bussetti, per far partire corsi di formazione post diploma. Si sta poi lavorando contro l’abusivismo ricettivo con il codice identificativo nazionale: “Se venisse fuori tutto il sommerso saremmo al primo posto nella classifica dei paesi più visitati, ma pure con almeno la metà saremmo molto più in alto del quinto posto attribuitoci”. Partito inoltre il tavolo politico e tecnico della Bolkestein, per cui Centinaio ha dichiarato che “la strada è stretta, al 99,9% andremo in infrazione comunitaria per una questione di dignità e di tutela del paese. L’importante è esserne consapevoli”. Sulla tassa di soggiorno, “deve essere reinvestita nel turismo, quindi diventare una tassa di scopo”, ha affermato il ministro. “Quello che i Comuni guadagnano grazie a questa tassa lo devono reinvestire nella promozione, nella valorizzaione e nei servizi”. La valorizzazione deve toccare per Centinaio anche le aree rurali, “perché i turisti vengono sì per le nostre bellezze, ma anche per mangiare e bere. Il vino, in particolare, è un cavallo di battaglia, per questo bisogna sistemare la legge sull’enoturismo”.

Last but not least, la promozione, tallone d’Achille del nostro paese. “In Italia si è sempre fatta come l’armata Brancaleone, ognuno per proprio conto. Le Regioni non possono promuoversi senza il cappello ‘Italia’, Matera non può andare in Cina come capitale della cultura senza riferirsi al paese di cui fa parte, perché i cinesi e pure molti italiani non sanno precisamente dove sia. Il mio obiettivo è trasformare l’Enit in un interlocutore autorevole e privilegiato. Un’azienda lavora così, l’armata Brancaleone lavora come si è fatto fino adesso”, ha sottolineato Centinaio.

A proposito di quest’ultimo punto, il presidente di Federturismo, Gianfranco Battisti, ha aperto l’assemblea proprio affermando l’entusiasmo della federazione per la candidatura di Giorgio Palmucci, presidente di Aica, alla guida dell’Enit: “Ha le competenze giuste per lavorare insieme e eriamo che l’iter di nomina si concluda quanto prima”. Battisti ha poi ricordato la vivacità della transazioni, visto che “a Milano abbiamo registrato di recente oltre 10 milioni di euro per la valorizzazione in campo turistico-alberghiero, ma non può essere lasciato tutto alla buona volontà delle imprese. Un’adeguata politica di penetrazione turistica nei mercati strategici – ha aggiunto il presidente di Federturismo – deve essere uno dei capitoli più importanti della strategia complessiva che occorre disegnare e seguire per accrescere la presenza italiana in quei mercati, così come la realizzazione di un grande piano di accessibilità del paese che avrebbe ovvie ricadute sulla competitività delle nostre imprese e sul turismo”.

Alessandra Priante, capo ufficio Rapporti Internazionali e del Cerimoniale del ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo, ha illustrato una panoramica che ha messo in evidenza come i dati macroeconomici sono quelli sicuramente più rilevanti per comprendere le direzioni strategiche sia nazionali che locali e che i dati nel turismo hanno una rilevanza solo se considerati a livello comparativo, più che per altri settori. I paesi scelti sono stati Spagna, Austria, Portogallo, Slovenia, Grecia e UK, paese interessante perché in una condizione politica “incerta”, ma sicuramente uno dei più importanti benchmark nella zona europea di come il turismo funzioni a livello strategico. Visualizzando i valori economici del settore del turismo sia in termini di contributo generativo al Pil che all’occupazione, con dati attuali e prospettivi (al 2028), si notano subito degli outperformer come Austria, che vede un incremento al 2028 del contributo del Pil da 4,7% a 16,7%, alla solida e costante crescita di Slovenia e Portogallo. Così come nell’analisi del contributo dell’occupazione nel settore turismo, si nota come la solidità del Regno Unito è in grado di rendere il settore del turismo realmente impattante. Una delle ragioni principali di questo è ovviamente da ricercare nella virtuosità della relazione tra pubblico e privato, prevalentemente visibile nella facilità del fare business che esiste negli altri paesi rispetto all’Italia che, nella classifica stilata dalla World Bank, occupa solo il 46esimo posto, tra la Romania e l’Armenia.

“Il turismo è una scienza che si deve basare su numeri certi – ha dichiarato il presidente di Aica Giorgio Palmucci – Fondi di investimento cinesi, inglesi e spagnoli stanno guardando al mercato italiano, bisogna approfittarne per risalire la china grazie alla governance ed all’attenzione del pubblico nei confronti del turismo”.

A parlare poi dei rapporti da aprire con il mercato cinese è stato Giulio De Metrio, chief operating officer di Sea – Aeroporti di Milano: “Questo incontro è un momento di riflessione importante sulle dinamiche dei flussi turistici in Italia. In un periodo positivo per l’aeroporto di Milano Malpensa, che con quasi 24,5 milioni di passeggeri chiuderà quest’anno con una crescita dell’11%, si conferma la strategia di Sea volta a individuare nuove opportunità commerciali e industriali con il mercato cinese, grande generatore di flussi turistici. Stiamo lavorando da tempo per aumentare il numero di collegamenti diretti tra la Cina e l’Italia, per questo siamo in contatto con le compagnie aeree e tour operator cinesi al fine di verificare la disponibilità all’apertura di nuovi collegamenti diretti con Milano. Solo il 25% dei cinesi diretti in Italia vola direttamente qui, la rimanente parte atterra a Francoforte, Monaco ed Amsterdam; questo significa regalare Pil ad altri paesi. Analogamente a quanto fatto con gli Stati Uniti – ha detto De Metrio – dobbiamo aprire un accordo bilaterale con la Cina, in assenza del quale si crea un collo di bottiglia allo sviluppo del traffico tra i due paesi”.