Valtur non deve morire. Lo gridano sindacati e dipendenti dello storico tour operator dalla Camera del Lavoro di Milano dove hanno lanciato il loro appello per la continuità dell’attività in risposta alla richiesta di ‘concordato preventivo senza prospettiva di prosieguo delle attività’ avanzata lo scorso 7 marzo dal fondo Investindustrial di Andrea Bonomi.

La richiesta dei dipendenti è quella di salvare un’azienda che lo scorso inverno ha visto crescere le presenze del 20,1% e il fatturato del 24,4% mentre per l’estate i numeri indicano aumenti rispettivamente del 19,3 e del 32,6%.

“In più di 50 anni Valtur ha ospitato nei suoi villaggi oltre 60 milioni di turisti – ha detto Luca De Zolt della Filcams-Cgil – e nel 2017 ne ha ospitati 1,1 milioni, con una media di stranieri del 20%”. Per questo i lavoratori, nel tentativo di salvare l’azienda, hanno annunciato l’avvio sui social della campagna ‘#siamogentediValtur’ a partire da domani. “Noi siamo la gente di Valtur – ha spiegato Cristian Zanoli, responsabile dell’animazione – noi che ci lavoriamo insieme ai nostri ospiti e siamo pronti a ripartire da domani”, perché “l’azienda è viva, esiste e c’è ancora e a giugno si possono ancora aprire le strutture che ci sono per ricominciare”.

Due anni fa Bonomi aveva messo sul piatto 100 milioni per rilevare Valtur, insieme ai villaggi di Ostuni (Brindisi), Pila (Aosta) e Marilleva (Trento), gestiti ma posseduti da Prelios. Dopo oltre un anno li ha ceduti alla Cdp per 43,5 milioni di euro, impegnandosi a investirne altri 6,5 e a fine marzo sono partite le procedure per i licenziamenti. I dipendenti a tempo indeterminato cono 108, quelli a tempo determinato 123, che con l’indotto salgono a 1.500 posti di lavoro a rischio. Ora tutti guardano al tavolo al Mise previsto per metà mese ed ai soggetti interessati, la cui esistenza è stata confermata da De Zolt.