Definire la figura di ‘operatore termale’ con il ministero della Salute, dell’Università e le Regioni “onde evitare di dover attingere risorse dall’estero”. Semplificare i processi per l’apertura di strutture termali di supporto alla medicina del benessere nell’ambito degli stabilimenti già regolarmente autorizzati. Attuare percorsi di integrazione socio-sanitaria che riguardino cure, riabilitazione e prevenzione e, soprattutto, portare a termine l’attuazione della legge di riassetto del settore. Sono alcuni degli ingredienti della ricetta di Federterme e dell’Associazione nazionale Comuni termali (Ancot) per “la valorizzazione del patrimonio termale e per migliorare le prospettive dell’industria di un settore” che, come ha ricordato il presidente di Federterme Costanzo Jannotti Pecci, fattura 750 milioni di euro l’anno e garantisce occupazione a 16.000 persone. Per rilanciare l’offerta termale, ha suggerito Jannotti Pecci in occasione della firma di un protocollo d’intesa con Ancot, “ci si potrebbe sedere attorno ad un tavolo con il Governo e pensare a forme di finanziamento per favorire l’intervento dei privati nelle aziende di proprietà pubblica”. “In questa fase critica che il termalismo come il turismo stanno vivendo – ha aggiunto il presidente di Ancot Massimo Tedeschi – ci deve essere una convergenza di sinergie da parte degli attori. Il protocollo testimonia un importante patto d’azione fra mondo delle imprese e territori per rilanciare il termalismo alla luce della recente normativa europea”. Tra gli altri obiettivi del protocollo anche la destinazione di risorse ai Comuni termali per opere di riqualificazione in risposta alla crisi del termalismo e dei territori e la promozione da parte dell’Enit delle cure, del benessere e dell’offerta turistica termale.