“Ho realizzato il mio sogno di bambino curioso, ho visto il mondo con i miei occhi. E ho creato un’azienda che va avanti con i miei tre figli. Sono un uomo fortunato, anche se è vero quel che John Fitzgerald Kennedy disse una volta ai nostri colleghi americani dell’Asta, l’associazione nazionale: ‘Siete gli unici professionisti che non si fanno pagare per il loro lavoro’. Poi gli americani hanno imparato, ma qui da noi è ancora così, che amarezza…”.

Un viaggio nella storia
Una chiacchierata con Franco Cesaretti attraversa 50 anni di storia del tour operating italiano, inclusi i 30 appena compiuti dalla sua Reimatours. Festeggiati a Roma con un bel country party organizzato insieme a Visit Usa, New Hampshire e Denver. Per una sessantina tra agenti di viaggi e persone della squadra il patriarca ha fatto gli onori di casa insieme ai suoi figli, Luca Fabio e Paolo Cesaretti. «Cresciuti in azienda – racconta Franco – a partire dalla gavetta più umile e faticosa”.

Luca Cesaretti tra Silvio, Il Mondo di Sunrise e Roberto di Global Italia

Prima fu il Canada…
“Reimatours è nata come sussidiaria di Albatour Toronto, uno dei maggiori operatori canadesi. Il Canada è stato la nostra piattaforma di lancio, il primo amore. Da aprile a ottobre gestivamo 30mila posti sui loro charter. Con l’incoming dal Canada ci inventammo anche un’Italia per gli italiani, precursori di Smartbox. Intanto vendevamo Toronto per etnico e turismo, poi anche Usa e Australia, abbiamo aggiunto i Caraibi e ancora altro. Finché abbiamo avuto anche un volo settimanale su Cuba, con il nuovo B757 di Air Europa, io ero nel cda della compagnia. Siamo andati avanti dal 90 al 94, mentre Cubana che andava giù con gli Ilyushin…Alla fine con la mia famiglia abbiamo rilevato per intero Alhatour.

Ma Franco Cesaretti veniva già da lontano, giusto?
“Sono stato cofondatore di Aviatour. Entrato nel ’74, l’ho lasciata per mettermi in proprio. In 15 anni l’abbiamo portata da 700 milioni di lire a 300 miliardi di fatturato. Una bellissima avventura e una scuola di vita, mi ero scelto un capo in gamba. Sono sul campo dal ’70 e nel ’77 ero all’apice della carriera da dipendente, avevo già messo a frutto tutto quello per cui avevo studiato.

Studiato dove?
“Al severo Colombo di Roma, sono stato tra i primi: numero chiuso, classi piccolissime, serissimo e molto formale, giacca abbottonata e cravatta, ci si dava del lei con i professori. Il preside Caligiuri, uomo illuminato, voleva creare una nuova classe dirigente che tenesse alto il valore della cultura italiana nel mondo. Ma in parlamento dissero che no, non avevamo diritto a un albo. Quando mai, un agente di viaggi al pari di un ingegnere? delle professioni liberali? Non c’era neppure una laurea in turismo, allora…

Reimatours
Olga Mazzoni, presidente Visit USA; al centro Letizia Hamel, consulente Travel Planner; e Luca Cesaretti

Che significa lavorare senza un albo professionale?
“Significa che la gente ci veda solo come parassiti che vivono sulle spalle dei clienti. Anche ragionieri e geometri hanno un albo professionale che li tutela, noi restiamo equiparati ai tabaccai. I nostri preventivi contengono cultura e competenza, dovremmo farci pagare e invece ci sostiene solo la gioia di far felice il nostro prossimo, la passione per questo lavoro, in cui rispondiamo in prima persona di tutto senza un attimo di pace. Io sono stato anche dettagliantie, devi essere un buon venditore, radicato nel tuo ambiente, e il cliente ti si affida…da anni ci dicono tutti che questo è un lavoro finito, invece siamo ancora qui. La crisi è in realtà un mutamento epocale irreversibile, un fenomeno strutturale. Ma sono convnito che quelli di noi che sono rimasti in piedi ora siano molto più forti, siamo ancora nel tunnel ma abbiamo il dovere dell’ottimismo, a prescindere. Ci vuole concretezza ma noi realizziamo sogni, se alla vita togli questo resta ben poco.

E intanto Reimatours?
“Siamo sempre superspecialisti sugli Usa e il Nord America. Abbiamo 84 tour accompagnati: 39 dell’Est, 40 dell’Ovest e cinque Coast to Coast. In più i Top Class, con accompagnatore e guide italiani e la mezza pensione, grazie ai nostri corrispondenti che aggregano solo passeggeri di marchi italiani. E ogni anno aggiungiamo qualcosa: abbiamo ripreso il Guatemala, poi Baja California, il Messico, le Isole Cook, e poi sempre Alaska e Hawaii, Polinesia, Fiji e alcuni Caraibi. Ma non vogliamo diventare generalisti. Abbiamo intorno ai 1.000/1.200 passeggeri l’anno, tutto su misura sia per individuali che per i gruppi, e li assistiamo H24 per 365 giorni, interveniamo in dieci minuti su qualsiasi eventuale disservizio, con numero di emergenza su Roma e prima ancora numeri di riferimento sul posto. Da noi il cliente e re.                                                  Marina Firrao