In meno di due ore Enrica Montanucci, ha ricevuto tra Facebook e whatsapp moltissimi messaggi e commenti alla sua ‘lettera aperta al management di Alpitour’. «Una reazione mai vista, che ha superato ogni mia intenzione» commenta. La lunga lettera di Enrica, titolare della romana Passaggio in Volo, da sempre in Geo, è una dichiarazione di fiducia e al tempo stesso l’espressione addolorata di una delusione. Il tema naturalmente è quello del momento, il nuovo contratto del gruppo Alpitour con la distribuzione. Ecco dunque, per chi l’avesse persa sui social, cosa scrive Enrica Montanucci al Management Alpitour.

«Gentili Signori,

Vi scrive una agente di viaggio vecchio stile, una di quelle che ogni mattina alzano la serranda entusiaste di fare questo lavoro. Una di quelle che hanno accettato ogni evoluzione di questo mercato sempre più difficile, che ha sposato un Network credendo fermamente in una missione comune, nell’ottimizzazione delle politiche commerciali, nella gestione condivisa di problemi ogni anno più complessi e più articolati. E in quel Network ha riposto così tanta fiducia da perseguire ogni obiettivo comune, anche quando la Vostra azienda è entrata con la maggioranza nella proprietà di un Network nato per agenzie indipendenti e libere. E proprio in virtù di questa maggioranza ho deciso di far si che Alpitour divenisse il primo partner di vendita, prendendo per mano la mia clientela e portandola verso il vostro prodotto giorno dopo giorno, coscenziosamente e con estrema convinzione ho convinto ogni cliente di avere il miglior tour operator sul mercato a gestire la sua preziosa vacanza. E tutto questo fino ad oggi mi ha ripagato, mi ha fatto sentire parte di una squadra, mi ha convinta che tutto quello che ci avete chiesto e trasmesso e promesso sarebbe poi divenuto realtà. Si parla quindi di fiducia reciproca, e scambio di intenti positivi. Fino ad oggi.

«Ero tra coloro che nella convention di Sal Hashish si sono sentiti dire che il futuro della distribuzione saremmo stati noi e solo noi dei due network di proprietà, che la squadra che stavamo formando era ogni giorno più forte, fondata su principi di mutuo interesse e di fiducia, e che l’importanza della rete era ogni giorno più determinante per il gruppo. E quindi ho spinto ancora di più sull’acceleratore, dimostrandovi di essere capace, determinata e assolutamente vincente, quando credo in un obiettivo.. ho lasciato che a parlare fossero i fatturati, in crescita costante anno dopo anno. E poi un giorno di novembre di quest’anno, senza che nessuno si fosse degnato di alzare il telefono e spiegarci almeno cosa avevate intenzione di fare, mentre prenotavo una pratica importante, mi sono resa conto che le mie commissioni, la mia fonte di vita quotidiana, erano stranamente basse e non allineate con gli standard raggiunti. E di li il delirio.

«Mia cara Alpitour, tutto molto bello… ma avete dimenticato qualcosa di fondamentale: l’essere umano, la sua caparbietà, la sua professionalità. Un’azione arrogante e presuntuosa come questa vostra, tirata sul mercato come fossimo in una gabbia di animali, non solo non può essere condivisa ma in nessun modo ed in nessuna maniera potrebbe mai essere accettata. Perché vorrebbe dire rinunciare alla nostra stessa ragione di vita, al nostro modo di affrontare la giornata, al piacere che proviamo ogni volta che dobbiamo vendere qualcosa, all’amore e alla fantasia che ci mettiamo.

«Avete dimenticato che per quanto il vostro sia un prodotto di tutto rispetto, un prodotto valido e, in alcuni casi insostituibile – pochi in verità… Madagascar, qualcosa sulle Maldive, Capoverde e basta – la nostra Italia è fatta di tanti imprenditori meno altisonanti di voi e molto più performanti nello specifico, di gente che sa esattamente cosa vuol dire un prodotto tailor made, di gente che con risultati piccoli offre invece prodotti eccellenti, unici per molti versi. Ma soprattutto avete dimenticato che ancora oggi chi decide cosa vendere, almeno nel nostro segmento di mercato, è la rete agenziale, siamo noi. Solo noi. Che il cliente entra e ci affida il suo tempo libero, lo fa perché io, Giovanni, Giuseppe, Francesca o chiunque sia, il SUO Agente di Viaggi ci mette la faccia, ci mette la passione, e l’attenzione. E solo perché noi investiamo tutto questo, lui sceglie.

«Ma sceglie NOI. Non sceglie il prodotto. Sceglie chi glielo suggerisce. Chi gli garantisce che il suo tempo libero, i suoi sogni, saranno rispettati e produttivi. E lo fa solo perché in noi ha fiducia. Non importa se il tour sia Voyager o Quellochetipare…. Importa solo che io gli dica che vale… e lui al ritorno viene a dirci che tutto è andato molto bene e che, onestamente, come noi non conosce nessuno. E lo ripeto, i prodotti che ci date sono ottimi, ma grazie al Dio non sono gli unici in grado di soddisfare i NOSTRI clienti. «Perché di questo si tratta. Della vostra pretesa di  decidere a casa mia cosa si fa e cosa si vende… Strano popolo quello degli agenti di viaggi: per passione facciamo squadra e vendiamo qualsiasi cosa ci consenta di sentircene parte…. Ma per questa stessa passione siamo capaci di ricordare il valore della nostra professionalità, l’impegno che mettiamo ogni giorno per tirare su la serranda, la forza che ci vuole per non pensare che questo mestiere ci da tanta soddisfazione ma pochi soldi, eppure non ci ferma niente e nessuno. Ci basta un famtrip, una serata in allegria per ritrovare l’entusiasmo di ogni giorno, e convincerci ancora una volta che facciamo il mestiere più bello del mondo. Un mestiere che, per quanto possiate provarci, non potrete mai industrializzare al vostro servizio. Perché chi lo fa ha un cuore ed una mente libera. Grazie a Dio.

«E si tratta anche di aver tradito ogni fiducia che riponiamo in voi, mancando di rispetto ai rapporti umani che ci legano al vostro booking, ai vostri strepitosi product manager, alle vostre operatrici. Si tratta di aver tradito ogni forma di seria collaborazione, di aver  toccato l’unica cosa che non ci possiamo permettere di perdere, che sono i nostri guadagni…. Chi fa l’agente di viaggi non vive nella ricchezza, e quando si garantisce stabilità e solidità vuol dire che ha buttato sangue e sudore per anni. E che ogni minimo punto o frazione di punto percentuale è fondamentale per garantirci il futuro, e la crescita necessaria per sopravvivere.

«Abbiamo superato tutto: internet, le Olta, i delinquenti che scappano con i soldi altrui e rovinano la nostra immagine sul mercato… siamo sopravvissuti all’11 settembre, ai terroristi, alla crisi economica… sempre perché abbiamo tenuto duro e siamo andati avanti…. Ma mai e poi mai avremmo pensato di dover combattere chi ci ha chiesto fiducia e speranza, e ce la sta togliendo senza rispetto e senza considerazione, e addirittura senza neppure informarcene.

«Voi sarete pure Golia.. il gigante… ma a noi non mancano l’intelligenza e la preparazione professionale di Davide… basta che lo sappiate. Voglio ancora sperare in una revisione intelligente e di reciproca soddisfazione, un “ci siamo sbagliati” che calmi le acque… Ma onestamente la fiducia è una cosa che quando viene calpestata è davvero difficile ricostruire…. Di una cosa sono sicura: la nostra è una categoria mutante, in costante evoluzione, e molto molto coriacea. Siamo qui da sempre. E non abbiamo nessuna intenzione di andarcene. Promesso!».

M.F.