Nel nostro Paese non c’è una visione strategica per il turismo prossimo venturo e serviranno almeno 18 mesi affinchè l’Italia possa tornare ai livelli del 2019 a patto che gli attori del sistema sappiano interpretare i cambiamenti in atto, a partire da quelli relativi alla comunicazione.

Lo ha spiegato Josep Ejarque, il manager esperto di marketing territoriale partecipando ad una delle sessioni del #day1 dell’ Hospitality Smart Week in onda fino al 15 maggio su Media Hotel Radio.

Ejarque ha sottolineato che bisognerà capire i cambiamenti in corso ed adeguarsi, in un certo senso darsi delle priorità per far arrivare in Italia quei turisti che poi potranno visitarne bellezze e musei che altrimenti non registrerebbero ingressi. Ma per far arrivare i turisti cosa bisogna fare?

“Intanto c’è una cambiamento di tendenza da tenere in considerazione per quanto riguarda i clienti. Se fino allo scorso anno gli schemi classici indicavano nel prezzo l’elemento di partenza nella valutazione della scelta della vacanza – ha spiegato i manager – adesso al vertice dell’attenzione c’è la sicurezza, la rassicurazione che la destinazione scelta ed i servizi forniti sono sicuri e non c’è rischio di prendere il covid. Il prezzo è sceso in quarta posizione”.

Bisognerà quindi tenere in considerazione che la scelta del turista non sarà orientata dalla destinazione, dalla vacanza sognata o dal logo più bello ma dalle maggiori rassicurazioni che il posto scelto saprà dare.

“Nelle destinazioni concorrenti del nostro Paese gli operatori fanno sistema e stanno già spingendo sul concetto di sicurezza e sarà con loro che si dovrà competere su un mercato europeo che, si prevede, quest’anno si dimezzerà almeno del 50%.  Quello che serve non è una comunicazione aggressiva o troppo commerciale, ma una comunicazione di tipo ispirazionale che metta in evidenza l’impegno di ogni destinazione e di ogni operatore a far si che l’esperienza di vacanza di ogni turista, protetto dalla mascherina o dal plexiglass, possa essere positiva e soddisfacente”.

Ejarque ha detto anche, senza troppi giri di parole, che siamo in una situazione di guerra dove ci saranno vincitori e vinti e ci sarà chi non ce la farà ma che l’Italia può contare su un sistema sanitario di alto livello che ha funzionato e strutture che si stanno dando da fare per applicare i protocolli. Un’Italia artefice del proprio destino che dovrà reinventarsi nel modo di proporsi e magari di essere anche capace di fare sistema, seguendo una strategia in passato mal digerita.

Ma la partita è importante e lascia poco spazio a cambi di tattica. “E’ vero che quest’anno avremo fondamentalmente turismo domestico ma da questo punto di vista abbiamo già calato le braghe tre mesi fa. Ora è necessario capire che bisognerà andare a cercare i turisti, non possiamo più aspettarli come è successo fino ad ieri perché rischiamo che non arrivino proprio. Sarà un cambiamento a tutti i livelli anche per non dipendere da chi i clienti ce li portava fino  a casa”.

Antonio Del Piano