Vittorio Bonacini, presidente Ava, tra Claudio Scarpa, direttore generale, e Stefania Stea, proprietara di Ca’ Nigra Lagoon Resort

Prezzi giù e niente minimu stay a Capodanno, dopo l’ondata di cancellazioni per l’acqua alta straordinaria

È ora di tornare a Venezia, perché l’impatto mediatico dell’Aqua Granda del 12 novembre ha causato un’onda di cancellazioni ‘che neppure al tempo delle torri gemelle’: fino a marzo, contro le tre ore reali che è durata la marea. L’appello della città è partito da Roma con la delegazione dell’Ava, l’associazione degli albergatori – 400 thotel, 274 in centro storico – guidata dal presidente Vittorio Bonacini, con il direttore generale Claudio Scarpa. Con un video messaggio del sindaco Stefania Stea, la proprietaria del Ca’ Nigra Lagoon Resort che per l’associazione ha girato il bel video in cui si racconta la città rinata già poche ore dopo. «Noi veneziani – ha detto Bonacini – le nostre ferite ce le curiamo da soli…i nostri ospiti neppure se ne accorgono».

Il messaggio forte e chiaro è che la città è in piena efficienza, e sul mercato a prezzi non confrontabili, con il booking per Capodanno indietro al momento del 50% circa. “Cosa che ha convinto molti albergatori – ci ha detto il direttore Scarpa – a eliminare il minimum stay”: si soggiorna anche per una sola notte.
La conferenza degli albergatori veneziani, a Roma nella sala stampa estera, è servita anche a fare il punto su molti nodi critici e discussi nella situazione della città.

Le cancellazioni. Il danno più grave arriva dagli Usa, circa il 15% del fatturato per il turismo di Venezia, e dalla Gran Bretagna, con un altro 8%, perché questi sono i visitatori che spendono di più. Insieme alla Francia, terzo mercato, valgono il 40% dei ricavi, e ora un terzo delle cancellazioni. «Le foto del vaporetto affondato hanno fatto il giro del mondo, sembrava una vera catastrofe…hanno cancellato il gruppi e il Mice”, ha detto Stea.

Operativi in dieci ore dall’evento. Quella estrema del 12 dicembre è stata provocata dalla coincidenza imprevedibile e rarissima di quattro fattori climatici, tra venti, bassa pressione e velocità dell’acqua. “Eravamo di nuovo operativi in meno di dieci ore dall’evento…– ha detto Bonacini – l’acqua alta è fenomeno regolare, e puntualmente calendarizzato per tutto il 2020 dai nostri organismi di controllo”.

E allora l’overtourism? A Venezia ora ha cancellarto il turismo residenziale, quello che produce il 70% della ricchezza del turismo: sono 11 milioni di visitatori l’anno, su un totale di 30 stimati. Gli altri 20 milioni sono il mordi e fuggi che non soggiorna, affolla le calli e consuma i mosaici sul pavimento della Basilica di San Marco, coperti da tappeti protettivi. «Il turismo va gestito e non subito – dice Bonacini – quel che accade è figlio di non gestione e non programmazione».

Le grandi navi. Un tema trattato ‘con poco realismo’: «Abbiamo visto i rischi che si corrono con le grandi navi in condizioni meteo avverse. Una lezione chiarissima. Si stanno studiando soluzioni alternative, e anche qui siamo in ritardo. E con sei navi in laguna si riversano sulla città anche 30mila visitatori che non pernottano, confronto a una popolazione di 50mila abitanti. In tutti i porti d’Europa gli attracchi sono contingentati. Anche questo è un problema di gestione».

Il Mose. “Un’opera – ha sottolineato Bonacini – gestita e voluta dallo Stato, non dal Comune né dalla Regione. Per realizzarla sono stati utilizzati tutti i fondi destinati dalla Legge Speciale del 1966 alla manutenzione della città. Auspichiamo che l’opera si porti a termine, speriamo che sia risolutiva…siamo attendisti». E poi spiega che diversamente da quanto si è letto sui media non è il 93% dell’opera ad essere completata, ma il 93% dello stanziamento per il Mose già speso. «Andrebbe restituita a Venezia l’antica istituzione del Magistrato delle Acque, organo di supervisione fondamentale cancellato dal governo Renzi. Chiediamo al governo di rifinanziare la legge e di compietare il Mose».

I danni. Per la città l’ultimo conto è di 400 milioni di euro, “per gli albergatori 30 milioni, senza contare il booking perso. Ma il danno incalcolabile alle opere d’arte e agli edifici si vedrà nei prossimi anni, quando la salsedine impossibile da eliminare ridurrà molto marmo in gesso, insieme all’anidride solforosa dei motori a gasolio”.

Basta vetrine low cost. Ci vorrà tempo per applicare l’ordinanza comunale che vieta le vetrine di paccottiglia cinese. «L’AVA approva totalmente, i piccoli negozi avranno tempo di riconvertirsi e abbiamo trovato persone molto sensibili, hanno capito. Non possiamo proporci a un buon turismo se vendiamo pupazzi a un euro in San Marco, o finiremo per svendere tutto ai cinesi».

Ava sempre all’attacco. Ava sul piede di guerra contro abusivismo e irregolarità. Ha ottenuto anche un freno indiretto al proliferare di case vacanza e B&B: «Ora per aprire il secondo B&B uno stabile deve dotarsi di fossa settica. Molto costosa a Venezia, non piace ai condomini».