Un milione di posti di lavoro è a rischio, ammortizzatori sociali sono stati messi a disposizione ed altri sono da trovare, bisognerà assicurare sostegno alle imprese e avviare una campagna per cercare di salvare almeno la seconda parte di una stagione che inevitabilmente vedrà gli italiani turisti a casa loro. Ci vorranno uno o due anni per riprendersi dalla botta ricevuta dall’epidemia coronavirus.
E’ la sintesi delle dichiarazioni rilasciate dal sottosegretario con delega al Turismo, Lorenza Bonaccorsi, al quotidiano Leggo dove l’esponente del Governo spiega cosa si sta facendo e cosa si pensa di fare per mettere in sicurezza un comparto economico che pesa per il 13% del Pil nazionale e che vede a rischio la posizione di circa un milione di occupati.
Dopo i primi passi che hanno visto l’introduzione dei voucher di rimborso per chi aveva già prenotato, la sospensione del pagamento di una serie di oneri fiscali e previdenziali cui ha fatto seguito l’estensione della cassa integrazione in deroga agli operatori del turismo, l’ampliamento della concessione dei 600 euro ai lavoratori stagionali e le misure di sostegno per la rinegoziazione dei prestiti, la Bonaccorsi annuncia che bisognerà tutelare gli stagionali estivi che quest’anno non saranno assunti e che nel prossimo decreto sarà inserita una norma “per mettere in sicurezza le imprese alberghiere che non ce la fanno a pagare gli affitti”.
“Servono misure strutturali per sostenere un minimo di ripresa – spiega il viceministro – Un’altissima percentuale delle prenotazioni viene fatta nei primi tre mesi dell’anno, questo fa capire le dimensioni del problema. Abbiamo bisogno di mettere subito in atto una serie di misure per aiutare le imprese a far ripartire il turismo”.
A preoccupare il sistema, fra l’altro, c’è il settore congressuale dove gli eventi vengono pianificati con due o tre anni di anticipo: “Sono state annullate importantissimi fiere, saloni. E stiamo parlando di un target alto-spendente”.
Una stagione, e si spera solo questa, che se riuscirà a partire, difficilmente vedrà la presenza di turismo internazionale nelle regioni italiane, quindi si dovrà fare di necessità virtù ed indirizzare l’attenzione sul turista nostrano, soprattutto per quelle regioni la cui economia è alimentata dalle attività che vivono nel corso dei mesi estivi: “Faremo di tutto per tamponare la situazione – annuncia la Bonaccorsi – Stiamo preparando una campagna che incentivi gli italiani a rimanere nel nostro Paese. Saranno vacanze diverse, fatte di periodi molto brevi e territoriali, nel senso che in moltissimi non si allontaneranno troppo”
In merito al cambiamento di abitudini che ci lascerà in eredità la crisi che stiamo vivendo, la previsione del sottosegretario è che “per il futuro sarà necessario incanalare il modello economico del turismo verso un modello meno di massa, investendo su un sistema che punti sulla cura dei territori e sui servizi. Dobbiamo puntare sulla qualità, meno sulla quantità”.
Dopo la conta dei danni che inevitabilmente ci sarà a fine stagione o già nei prossimi mesi, le aspettative non sono di rientro immediato, peraltro impossibile con il mondo totalmente immobilizzato: “Ci vorranno almeno uno o due anni” è la previsione della Bonaccorsi. La speranza è quella di resistere.